Arrivata. Dopo due giorni di viaggio, tre aeroporti, due scali sono finalmente arrivata a destinazione. Vedendo le case dei sobborghi di Melbourne mi sembrava di essere a metà strada fra Wisteria Lane e le Nozze di Muriel.
Insetti (per il momento) esclusi, il nemico da combattere è il jet lag, il mostro ha le sembianze della narcolessia o se preferite della vostra peggiore sbornia. A Dubai sono riuscita a dormire 45 minuti e mi sembrava di essere rinata, poi fra Drive, The Help e ancora Ryan Gosling sono riuscita a chiudere occhio.
Ma torniamo a Melbourne, ho celebrato anch’io l’arrivo della prima flotta nel porto d Sydney nel 1770 e qualcosa, mentre in Francia Lady Oscar muoveva i primi passi nella guardia reale una nave stava arrivando e tutto il resto non era noia, non era neanche gioia, ma solo terra rossa o giù di lì.
L’Australia Day l’ho celebrato con un barbie, un tradizionale barbecue australiano a casa di amici di amici diventando la loro eroina perché non se ne capisce il motivo ero fresca come una rosa nonostante il temutissimo jet lag, ecco di dunque bere una birra, farmi largo fra l’accento australiano e coccolare uno splendido cane pastore e scoprire che cetriolo in greco si dice angur.
Gli australiani sono davvero splendidi, ti sorridono prima di parlare, fanno di tutti per essere amati anche bere della birra alle 8:10 del mattino.