Anche quel pallone gonfiato di Gabriele d’Annunzio farebbe fatica a trovare le parole per descrivere uno spettacolo del genere. Una roccia grande quanto una città non rende l’idea, ma la sabbia e la quantità di acqua ingerita per girare intorno a questo ammasso di terra sacra forse sì. è una sorta di metafora del passaggio all’età adulta per gli aborigeni, indi nessuno può toccare il suo santo e sacro suolo con delle empie e sporche suole. Non solo lungo il canmmino ci sono molti punti in cui non si possono scattare foto come Mala Puta, no niente a che vedere con il mestiere più antico del mondo, ma il posto in cui le donne aborigene del luogo durante i primi mesi della gravidanza venivano a chiedere una mano, ci sono poi graffiti raffiguranti scene di caccia, animali (emu e canguri si trovano anche sul simbolo della bandiera australiana il perché è presto detto sono incapaci di andare indietro, si muovono solo in avanti e ti viene da dire altro che ruote dentate e Marianna). Se poi la vedi in tutta la sua grandiosità all’alba e al tramonto ti rendi conto che sei di fronte non solo a uno spettacolo mozzafiato, ma ti guarisce da tutti i mail.
Se siete arrivati fino a qui avete letto solo la prima tappa del mio tour nell’Outback, la batteria dell’IPhone mi sta abbandonando ma sappiate che ho eritemi solari in ogni dove, un livido che sembra fatto da un marito governo, e un insieme di sensazioni che non avevo da anni adesso vi saluto sono tornata alla civiltà e al wifi gratis e meno male visto che a Sydney dov’è che chiedono soldi anche per l’aria che respiri